Il gatto: istruzioni per l’uso

Il gatto: istruzioni per l’uso

Questa breve guida ha lo scopo di educare il proprietario alla gestione corretta del proprio gatto dal punto di vista fisico e sanitario.

Verranno spiegate le cose più importanti e di base, essenziali per prendersi cura di un gatto, abbinando anche molte informazioni utili inerenti alla cura di gattini.

L’articolo vuole essere un ausilio per chi ha già avuto esperienze con gatti, ma anche la base di partenza per chi si trova per la prima volta a doverne gestire uno.

Microchip

Il microchip è un dispositivo, delle dimensioni di circa un chicco di riso, che viene applicato a livello sottocutaneo, tramite un ago con un diametro atto a consentire il passaggio del dispositivo, durante la visita veterinaria. Viene applicato dal veterinario sul lato sinistro del collo dopo tosatura e disinfezione.

Questo strumento presenta un codice identificativo che è diverso per ogni microchip e consente di identificare in modo univoco il soggetto a cui viene applicato. Una volta che il microchip viene applicato al gatto, si procede all’iscrizione del gatto in anagrafe felina nazionale e/o regionale (può farlo il veterinario privato che applica il microchip o il veterinario pubblico), dove vengono inseriti sia i dati del gatto, sia i dati del proprietario. La lettura del codice avviene tramite un dispositivo particolare, in possesso di veterinari, vigili, carabinieri e polizia, i quali leggendo il codice possono risalire ai dati del proprietario dell’animale. Tutte le figure appena descritte possono risalire ai dati di gatti iscritti nell’anagrafe felina della propria provincia, al di fuori di questa bisogna rivolgersi al veterinario pubblico dell’ASL per poter ottenere i dati di gatti appartenenti a proprietari residenti in una provincia diversa.

Il microchip non è obbligatorio per legge nel gatto, a differenza del cane, per cui non è necessario provvedere all’applicazione di questo e alla conseguente iscrizione in anagrafe felina del proprio gatto.

Questo discorso vale per tutti quei soggetti che non vengono trasportati al di fuori dell’Italia: nel caso in cui il gatto debba essere portato all’estero, deve necessariamente presentare il microchip. Tale obbligo trova spiegazione nel fatto che il gatto, per poter espatriare, deve possedere un passaporto, che in modo univoco deve identificare esattamente quel gatto. Perciò per poter avere un riconoscimento certo del gatto gli viene applicato un microchip, il cui codice verrà riportato sul passaporto, risultando così un documento ufficiale di quel gatto, senza margine d’errore.

Altra eventualità in cui il gatto potrebbe presentare microchip si ha quando il gatto viene adottato tramite associazioni o gattili, dove anche in quel caso, visto l’ampio numero di felini che queste organizzazioni si trovano a dover gestire, è utile avere un riconoscimento univoco di ogni soggetto.

Infine il microchip può essere utile nel caso di gatti che escono spesso di casa, in modo che se questi dovessero smarrirsi vi è il microchip che consente di risalire in tempi abbastanza rapidi al proprietario in questione.

Come ultima precisazione bisogna ricordare che il microchip non presenta un segnale GPS, per cui non consente di localizzare la posizione del gatto.

Sverminazioni

Non sono obbligatorie, ma raccomandate. I più comuni parassiti intestinali nei gattini sono gli ascaridi che, purtroppo, passano direttamente dalla madre al cucciolo durante la gravidanza e la lattazione. Una prima sverminazione solitamente viene effettuata già al primo mese di vita previo esame coprologico e ne andrebbe ripetuta una seconda dopo circa una ventina di giorni. Dopo la seconda sverminazione è buona norma effettuare un esame delle feci di verifica. Un’infestazione importante di ascaridi può determinare nel gattino addome teso, alito cattivo (agliaceo), singhiozzo, diarrea, vomito. Non è difficile ritrovare la presenza di questi parassiti simili a spaghetti nelle feci o nel vomito.

Altro parassita intestinale, la cui presenza è spesso associata a infestazione da pulci o all’ingestione di roditori, è la tenia, lungo parassita intestinale di cui ci possiamo accorgere ritrovando le sue proglottidi sulle feci dell’animale o intorno all’ano. Queste hanno le dimensioni di un chicco di riso, sono mobili (come gli ascaridi) e vengono eliminate con un normale vermifugo. Spesso i vermifughi (in compresse o sciroppo o spot on) sono un’associazione di molecole che riescono ad eliminare sia i vermi tondi (ascaridi), sia i vermi piatti (tenie).

A volte però, sono presenti dei parassiti che determinano scariche diarroiche importanti, spesso anche con sangue, per i quali non bastano dei normali vermifughi, ma servono delle terapie apposite, questi sono i coccidi o la giardia, entrambi protozoi, per diagnosticare i quali servono particolari metodiche di laboratorio.

Questi parassiti elencati sono solo una piccola parte di quelli che possiamo ritrovare nel tubo gastroenterico dei nostri animali, ma sono quelli che si ritrovano con maggior frequenza.

Per prelevare correttamente un campione di feci si possono utilizzare delle provette apposite dotate di paletta per la raccolta e chiusura ermetica, in alternativa vanno bene anche contenitori in plastica o vetro richiudibili. In attesa dell’esame, il campione va conservato in luogo possibilmente fresco e consegnato entro le 24 ore.

Per i gatti, soprattutto quelli che escono di casa e che vanno a caccia di piccole prede come topolini o uccellini, si consigliano 1 o 2 esami coprologici all’anno. Gatti che vivono esclusivamente in casa difficilmente possono contrarre malattie parassitarie una volta che sono stati correttamente sverminati, per cui non è necessario effettuare dei controlli così stringati in assenza di sintomatologia clinica.

Vaccinazioni

Attualmente, nel 2017, in Italia non esistono vaccini obbligatori per il gatto.

L’unica eccezione vale per la vaccinazione antirabbica, la quale è obbligatoria per legge qualora il gatto dovesse essere portato all’estero e va effettuata almeno 3 settimane prima della data di partenza, in soggetti con almeno 3 mesi d’età. Come consiglio è meglio prestare attenzione anche ad alcune compagnie aeree o navali, le quali pur non uscendo dal territorio italiano, possono esigere la vaccinazione antirabbica. Per queste informazioni occorre consultare le compagnie aeree e navali stesse.

Le restanti vaccinazioni, perciò, non sono obbligatorie, ma sono fortemente consigliate dal veterinario, in quanto consentono di avere un’immunità proteggente nei confronti di alcune malattie infettive che sono ben diffuse sul territorio.

Le patologie contro cui si consiglia di vaccinare il gatto sono le seguenti:

  • Rinotracheite virale (Herpesvirus): è una malattia infettiva del gatto che tipicamente presenta sintomatologia respiratoria e che spesso può dare origine a complicazioni batteriche. Si trasmette tramite le secrezioni oculari, nasali e orali in gatti che manifestano sintomatologia. Spesso determina frequenti recidive una volta contratta.

  • Calicivirosi felina: patologia virale che si manifesta con riniti, tosse, dispnea, stomatite, ulcere buccali, febbre e patologie articolari. Sono presenti forme ipervirulente con mortalità improvvisa. La trasmissione avviene principalmente col contatto con gatti infetti ed è una patologia con diffusione cosmopolita.

  • Panleucopenia felina: patologia virale con sintomatologia gastroenterica (anoressia, vomito e diarrea), immunodepressione, alta mortalità, malattia cerebellare, miocarditi. Può avere esito mortale nelle forme acute entro 24 ore dalla presentazione clinica. È un virus molto resistente in ambiente (anche 6 mesi), per cui non solo il gatto può contrarla dal contatto diretto con altri soggetti infetti, ma anche dalle secrezioni contenenti il virus nell’ambiente. Compromette in modo importante la capacità del sistema immunitario di rispondere a delle situazioni d’infezione dell’organismo.

  • Chlamidiosi felina: malattia parassitaria che può dare congiuntiviti, riniti, ulcere corneali. Può colpire anche l’uomo.

  • Leucemia virale felina: è una malattia con esito mortale dopo pochi anni dall’infezione, in quanto è responsabile dell’insorgenza di forme tumorali come linfomi e leucemie.

Il protocollo vaccinale viene generalmente iniziato a 2 mesi d’età, poiché nelle prime 8 settimane i gattini sono protetti dagli anticorpi materni acquisiti durante l’allattamento, e prevede una prima vaccinazione, con un richiamo a distanza di 3 – 4 settimane dal primo vaccino. Successivamente il vaccino va richiamato una volta all’anno.

Nei gatti che vivono in casa è sufficiente vaccinare contro le prime tre patologie descritte, quindi Rinotracheite virale, Calicivirosi e Panleucopenia. In gatti che vivono sia in casa, sia nell’ambiente esterno è consigliato un vaccino più ampio che comprende tutte le patologie sopra elencate.

Per quanto riguarda la Leucemia felina, poiché è una patologia ampiamente diffusa che i gattini possono acquisire dalla madre, è necessario fare un test prima del vaccino per verificare che il gatto sia negativo al virus. In caso di positività la vaccinazione per la leucemia felina non viene effettuata, al contrario se il gatto risulta negativo si può seguire tranquillamente il protocollo descritto sopra.

Antiparassitari esterni

Nel periodo che va dalla primavera all’autunno, nelle nostre zone, il gatto va protetto nei confronti di pulci e zecche, e, in alcuni casi, anche nei confronti di alcuni tipi di acari.

Un’uscita nel bosco o in un prato sono i classici episodi che possono permettere a una o più zecche di aggrapparsi al pelo dell’animale. Dopo ogni uscita in questi luoghi può essere utile spazzolare l’animale prima di farlo entrare in casa per eliminare l’eventuale zecca che ancora non si è attaccata per fare il suo pasto di sangue. Se invece ritrovate una zecca ben adesa sul corpo del vostro animale, la cosa migliore da fare è prendere il corpo con una pinzetta (ne esistono in commercio di vari tipi) ed esercitare insieme rotazione e lieve trazione per staccarla.

L’infestazione da pulci, invece, avviene solitamente per contatto diretto con animale infestato. La maggior parte delle volte l’infestazione da zecche è asintomatica e l’animale non avverte alcun fastidio, al contrario le pulci determinano forte prurito e scatti improvvisi dell’animale in seguito alla puntura. Le pulci essendo molto piccole possono sfuggire alla vista del proprietario, ma un segno inconfondibile della loro presenza è una polverina nera che si ritrova alla base del pelo (altro non è che sangue digerito eliminato dalle pulci con le feci).

Esistono diverse tipologie di antiparassitari: spot on (fialette da applicare fra le scapole), spray, collari. A seconda della vita che conduce (e condurrà il vostro gatto) chiedete consiglio al vostro veterinario su quale sia la miglior soluzione nel vostro caso.

Alcuni prodotti antiparassitari consentono di proteggere sia dagli ectoparassiti (parassiti esterni come zecche, pulci o acari), sia nei confronti degli endoparassiti (vermi intestinali come ascaridi o tenie) e può essere una comoda soluzione soprattutto nei gattini piccoli infestati da entrambi i tipi di parassiti o nel caso di gatti cacciatori di topolini.

Molti prodotti antiparassitari spot – on presentano una durata d’azione di circa un mese, perciò allo scadere del mese vanno nuovamente applicati al gatto. Di recente è uscito un prodotto antiparassitario contro pulci e zecche, il quale presenta una durata d’azione di 3 mesi. Infine va ricordato il collare che presenta durata d’azione di qualche mese a seconda del tipo di marca, ma occorre valutare se il gatto lo tiene indosso o se nell’arco di pochi giorni se ne libera, vanificando così la profilassi antiparassitaria con questo prodotto.

Filariosi

La Filariosi è una malattia parassitaria caratterizzata da sintomatologia cardiaca ad andamento ingravescente. I sintomi sono causati dalla presenza massiva dei parassiti adulti nelle cavità destre del cuore.

Nelle valli di Fiemme e Fassa siamo ancora indenni da tale patologia, nel caso in cui vi rechiate con il gatto in zone infestate da zanzare è meglio effettuare la profilassi filaria. Essa consiste in una compressa o uno spot on da dare al ritorno dal viaggio che copre il mese precedente uccidendo eventuali microfilarie contratte dal gatto.

Haemobartonella Felis

L’Haemobartonellosi del gatto è un’altra malattia parassitaria, trasmessa principalmente tramite il morso infetto di pulci o zecche. Essa va a localizzarsi a livello di eritrociti e determina alterazioni ematologiche, con comparsa di febbre e infezioni diffuse in vari sedi dell’organismo. Generalmente viene curata con terapie antibiotiche.

La miglior arma è proprio la prevenzione tramite la terapia antiparassitaria nei confronti di pulci e zecche, poiché nelle nostre valli rappresentano la più importante fonte di trasmissione di questa patologia.

Alimentazione

L’alimentazione del gatto può essere commerciale o di tipo casalingo. Entrambe le tipologie di dieta possono essere ottime per il vostro gatto.

Il casalingo come vantaggio sarà sicuramente più appetibile, svantaggio è anche più impegnativo e costoso. Per dieta casalinga non si devono infatti intendere gli avanzi di cucina, ma è una dieta che va opportunamente preparata dal vostro veterinario, il quale può fornirvi un piano dietetico adeguato. I gattini hanno infatti bisogno di una dieta bilanciata e di prima qualità per crescere sani.

È molto più facile alimentare il gatto con le diete commerciali premium e super premium in commercio (nei negozi d’animali, non al supermercato…), già bilanciate da nutrizionisti.

Il gatto è un animale che generalmente si regola da solo sulla quantità di cibo per ogni pasto, tendenzialmente fa tanti piccoli pasti distribuiti nell’arco della giornata. Per evitare di avere problemi di sovrappeso nel gatto è utile leggere le quantità di cibo (a seconda che sia secco o umido) sulla confezione da dare nell’arco di una giornata, così da riuscire a regolarsi sulla quantità di alimento adeguata per un gatto al suo peso forma. È probabile che in fase di crescita il gattino mangi delle quantità superiori a quelle indicate in etichettatura, se la forma fisica rimane adeguata si può tranquillamente dare qualcosa in più rispetto a quanto indicato dalle tabelle.

Gli “extra” da tavola sarebbe meglio non concederli, ma se dovesse capitare ricordatevi che alcuni alimenti possono essere tossici per i gatti, come cipolla, aglio, uva, uvetta, cioccolato, soprattutto quello fondente, noci di macadamia. Meglio evitare anche le ossa, soprattutto di pollo cotto, a causa dell’elevato rischio di ostruzioni e costipazioni intestinali e i pasti molto grassi per il rischio pancreatite.

Ricordatevi poi che ogni cambio di dieta (anche da crocchette al gusto manzo a quelle al pollo o di marche differenti) va fatto sempre nell’arco di una settimana, mischiando gradualmente la vecchia dieta con la nuova (giorno 1 : 1/4 di dieta nuova e 3/4 vecchia dieta, giorno 4: 1/2 dieta nuova 1/2 dieta vecchia….etc), per non incorrere in problemi di diarrea.

Patologie correlate ad errori alimentari

Ipervitaminosi A: è una patologia dovuta ad un eccesso di vitamina A nell’alimentazione del gatto, la quale è contenuta in abbondanza nel fegato ed anche nell’olio di fegato di merluzzo. I gatti manifestano principalmente alterazioni osteoarticolari e tendono a muoversi poco. Questi gatti, a causa della difficoltà nel movimento, si puliscono poco e presentano un mantello trascurato e arruffato.

Rachitismo: patologia causata da una carenza di calcio nella dieta. Le ossa non presentano un’adeguata mineralizzazione, si hanno disturbi dell’accrescimento e possono verificarsi fratture patologiche. É molto importante somministrare un’adeguata quantità di calcio nella dieta, soprattutto durante le fasi di crescita dei gattini.

Carenza di taurina: è un aminoacido che è necessario integrare nella dieta del gatto, poiché la sua carenza può determinare la comparsa di problemi cardiaci (cardiomiopatia dilatativa). É già presente nelle diete commerciali complete per gatti, mentre va aggiunta nelle diete casalinghe.

Patologie più diffuse correlate alla razza

Nei gatti troviamo diversi tipi di patologie, le quali sono maggiormente presenti in alcune razze piuttosto che in altre. Di seguito vengono trattate alcune di queste patologie e le razze i cui sono maggiormente riscontrate:

displasia d’anca: è una patologia multifattoriale che colpisce diverse razze, in cui l’articolazione dell’anca, composta da testa del femore, capsula articolare e acetabolo non è perfettamente funzionale. Un’eccessiva lassità (debolezza) della capsula articolare, unita a un acetabolo poco profondo determina un movimento eccessivo della testa del femore che a lungo andare causa consumo della cartilagine articolare con infiammazione dell’articolazione (artrite) e dolore. La patologia è determinata da cause genetiche (genitori displasici facilmente avranno figli displasici), ambientali (un eccessivo sforzo articolare in accrescimento facilita l’insorgenza della displasia) e alimentari (un eccesso di calcio e proteine nella dieta). Possono essere fatte delle lastre per valutare il grado di displasia, purtroppo a differenza del cane le possibilità d’intervento sono molto più ridotte e ancora non sono stati approvati dei controlli ufficiali.

Le razze più predisposte a questa patologia sono Maine Coon, Himalayano, Persiano e Siamese.

    • Cardiomiopatia ipertrofica: é la patologia cardiaca più frequente nei gatti. Può rinvenire diverse cause, tra cui anche quelle ereditaria conseguente a due diverse forme geniche autosomiche dominanti. Questa patologia determina un ispessimento centripeto del ventricolo sinistro, che comporta la riduzione del volume della cavità ventricolare e la diminuzione della portata cardiaca, con problemi che si estendono anche a livello circolatorio. Viene curata tramite terapia medica e va monitorata nel tempo, una volta che ne è stata fatta la diagnosi, tramite l’esame ecocardiografico.

Per questa patologia esistono dei test genetici (proprio perchè correlata alla mutazione di due geni nel DNA del gatto) che consentono di valutare la predisposizione di un soggetto a contrarre e a trasmettere (vale per i gatti riproduttori) questa patologia. Chiaramente gatti che risultano positivi al test genetico vanno esclusi dalla riproduzione, per non perpetuare la patologia nella razza.

Le razze più predisposte sono Maine Coon e Ragdoll.

    • Malattia renale cronica: questa patologia è conseguente al danneggiamento di almeno 2/3 – ¾ dei nefroni funzionanti del rene (sono le unità del rene che consentono di svolgere il lavoro fisiologico renale), i quali vengono sostituiti da tessuto fibroso e non possono più essere ripristinati. É una patologia tipica del gatto anziano, ma che può anche essere rinvenuta in alcune razze di gatti fin dall’età giovanile, spesso correlata alla presenza di cisti a livello renale (rene policistico). La diagnosi viene fatta attraverso la misurazione, tramite esame biochimico, dell’urea e della creatinina a livello sierico, associata ad un’accurata anamnesi e ad un riscontro ecografico dell’aspetto dei reni. Ad oggi esiste un test che consente di identificare la patologia in uno stadio più precoce e consiste nella misura della Dimetilarginina Simmetrica (SDMA).

La terapia è di tipo medico e punta a preservare il più possibile la parte di rene sana. Un gatto che è affetto da patologia renale cronica va monitorato periodicamente e, a seconda della gravità della patologia, vi sono delle terapie specifiche per ogni stadio di patologia.

Come per la miocardiopatia ipertrofica, anche per la diagnosi di rene policistico, che per l’appunto può determinare l’insorgenza d’insufficienza renale cronica, esistono dei test genetici, che sono consigliati nelle razze più predisposte a contrarre questo tipo di malattia.

Le razze più predisposte alla malattia renale cronica sono Persiano, Himalaiano e incroci a pelo lungo.

Sterilizzazione e gravidanza

Generalmente le gatte manifestano il primo calore tra i 6 e i 9 mesi d’età, le razze più pesanti (Maine Coon, Norvegese..) tendono ad avere uno sviluppo più tardivo mentre gatte di taglia piccola sono più precoci.

Durante il calore la gatta ha delle manifestazioni tipiche, come il miagolare di continuo, maggiore docilità, la tendenza a strofinarsi contro oggetti o persone, presentazione della classica posizione di lordosi (arti anteriori e sterno appoggiati al terreno, arti posteriori dritti col bacino rivolto verso l’alto, spostando la coda di lato), che è la posizione che la femmina adotta durante l’accoppiamento. I gatti maschi avvertono la presenza della femmina in calore, per cui non è difficile trovare lo stuolo di maschi fuori dalla porta di casa in questo periodo del ciclo della gatta. È un periodo che per il proprietario può essere piuttosto stressante, sia perchè la gatta ha la tendenza a scappare di casa o gatte che escono non si fanno vedere per diversi giorni, sia perchè per diversi giorni di fila risulta impossibile dormire la notte a causa dei miagolii della gatta.

La gatta ha un ciclo particolare, poiché l’ovulazione è provocata, giacchè avviene in seguito all’accoppiamento. Fintanto che la gatta non si accoppia e non raggiunge l’ovulazione ella può presentare dei calori continui, che si susseguono l’uno con l’altro, anche a distanza di pochi giorni. Questo è il motivo per il quale la maggior parte dei proprietari decidono di sterilizzare la gatta, oltre al fatto che anche per la gatta il calore rappresenta un forte stress.

La gravidanza nella gatta dura circa due mesi, in media per ogni parto si hanno 4 gattini, i quali risultano essere completamente svezzati al raggiungimento dei 2 mesi d’età. Chiaramente gatte intere (non sterilizzate) che escono di casa è quasi certo che si accoppino durante la fase estrale e restino gravide, dando poi alla luce i gattini a casa degli ignari proprietari.

Qualora un proprietario volesse prevenire queste continue gravidanze ed evitare tutto il periodo del calore della gatta, l’opzione terapeutica è la sterilizzazione. In genere con la sterilizzazione chirurgica vengono rimosse le sole ovaie, qualora l’utero dovesse presentare segni di patologia o altri problemi viene eseguita l’ovarioisterectomia (rimozione delle ovaie, delle salpingi e dell’utero). É un intervento di routine che viene consigliato anche in età prepubere (poco prima dei 6 mesi), in quanto è stato dimostrato che la sterilizzazione precoce previene lo sviluppo di neoplasie mammarie in età avanzata. Nel caso in cui la sterilizzazione chirurgica non fosse possibile a causa di problemi gravi anestesiologici (gravi cardiopatie per esempio) oppure nel caso in cui il proprietario preveda un futuro accoppiamento in tempi non brevi è possibile effettuare una castrazione chimica mediante un impianto sottocutaneo della durata di circa due anni.

Se invece il proprietario ha piacere ad avere dei gattini è consigliabile far accoppiare la gatta almeno al secondo calore (almeno 9 o 10 mesi d’età), in modo da consentire il corretto sviluppo della gatta e farle completare l’accrescimento fisiologico. Oltre gli 8 anni invece è sconsigliato far avere delle gravidanze alla gatta, poiché comincia ad avere un’età piuttosto avanzata (per avere il termine di paragone circa i 50 anni della donna).

Per quanto riguarda il gatto maschio lo sviluppo viene raggiunto anche in questo caso tra i 6 e i 9 mesi d’età, come per la femmina vale il discorso che gatti più piccoli di taglia sono più precoci e gatti più grandi risultano essere più tardivi. Il gatto maschio, una volta che si è sviluppato, risulta sensibile alla presenza delle femmine in calore, per cui non è inconsueto che sparisca di casa per diversi giorni durante questi periodi.

Con lo sviluppo il maschio inizia a marcare il territorio, a volte anche in casa, emettendo degli spruzzi di urina con un odore molto forte. Questo rappresenta la principale motivazione dei proprietari nel decidere per la sterilizzazione del gatto maschio. Quando il gatto inizia a fare queste marcature è consigliabile non far passare troppo tempo dalla manifestazione del comportamento alla castrazione, in quanto alcuni gatti, anche se castrati, avendo avuto per molti mesi l’abitudine di marcare il territorio possono mantenerla.

La castrazione nel gatto consiste nella rimozione dei testicoli dallo scroto ed è anch’esso un intervento di routine, è preferibile eseguirlo dopo i sei mesi di età del gatto in modo da consentire un adeguato sviluppo delle vie genito – urinarie e delle articolazioni del gatto . La chirurgia viene consigliata anche in gatti criptorchidi (cioè che presentano ritenzione di uno o entrambi i testicoli), poiché i testicoli che non scendono nello scroto, ma che rimangono a livello addominale, presentano una probabilità 13 volte maggiore della media di sviluppare neoplasie. Inoltre è un difetto genetico che viene trasmesso alla prole, per cui in questi casi è meglio eseguire l’orchiectomia. Anche per il maschio è possibile ricorrere all’impianto sottocutaneo nel caso il micio sia inoperabile oppure se si desiderasse in futuro un accoppiamento.

In linea generale, la sterilizzazione sia nel gatto maschio che nella femmina, predispone l’animale ad ingrassare, per cui se si dovesse notare un aumento significativo di peso del gatto è il caso di ridurre la quota di cibo che viene data abitualmente al gatto oppure passare ad un alimentazione commerciale specifica per il gatto sterilizzato.

Gestione in casa

La gestione del gatto in casa è piuttosto semplice, ci sono alcune informazioni di base importanti da sapere, onde evitare eventuali “dispetti” da parte del gatto (urinazione in posti inappropriati, graffi sul divano..).

Innanzi tutto occorre evitare di mettere la cassetta del gatto vicino alle ciotole del cibo e dell’acqua, molti gatti non lo apprezzano e potrebbero sporcare in altri punti della casa perchè non gradiscono mangiare nello stesso posto dove vanno in bagno.

La cassetta dev’essere in un posto sempre accessibile al gatto e con un po’ di privacy (per capirsi non in mezzo ad un corridoio dove c’è un continuo passaggio di persone); in alcuni casi anche la sabbia è un fattore importante, poiché alcuni tipi di sabbia non sono graditi al gatto (è una cosa molto soggettiva, per cui bisogna valutare ogni singolo caso) e può determinare il mancato utilizzo della cassetta da parte del gatto. Se in casa sono presenti più gatti è importante avere un adeguato numero di cassette, in quanto a volte possono verificarsi fenomeni di competizione e il gatto dominante può impedire l’accesso alla cassetta al gatto più remissivo. Il numero ideale di cassette in questi casi è pari al numero di gatti presenti in casa più uno (ad esempio: 2 gatti = 3 cassette).

Se in casa sono presenti cani spesso succede che il cane vada a mangiare nelle ciotole del gatto, per cui un accorgimento semplice in queste situazioni è quello di mettere le ciotole del gatto in un posto in alto, cosicchè ci possa arrivare solo il gatto.

In generale in casa è importante che il gatto possa avere uno spazio personale, dove può recarsi quando vuole riposare o essere lasciato in pace. Di solito prediligono posti in alto, ma possono andar bene anche delle cuccette se sono atte allo scopo. Un arricchimento ambientale piuttosto importante è il grattatoio, dove il gatto può andare a farsi le unghie ogni qualvolta ne ravvisi la necessità. L’importante è che il grattatoio sia in un posto ben in vista perchè per il gatto il farsi le unghie rappresenta un mezzo per marcare il territorio e ciò gli consente di esprimere il proprio repertorio comportamentale. Spesso capita che se il grattatoio è in un posto nascosto, il gatto preferisca farsi le unghie sul divano o sulla tappezzeria.

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